Onze heure onze 2025
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Matteo Bortone: basso elettrico
Julian Pontvianne: sassofono tenore
Benjamin Garson: chitarra
Yannick Lestra: Fender Rhodes, sintetizzatore
Ariel Tessier: batteria
Ospite in “Tosh” The Maverick Fanfare (Olivier Laisney alla tromba, Sol Lena Schroll al sax alto, Adrien Sanche al sax tenore, Paco Andreo al trombone).
Dopo aver pubblicato “No land’s” nel 2020 con un gruppo denominato “Travelers”, Matteo Bortone torna sul mercato con un nuovo disco, attribuito ad una formazione che prende il nome dall’album precedente. In “No land’s” sono confermati tre musicisti, Yannick Lestra alle tastiere e Ariel Tessier alla batteria, mentre Francesco Diodati è sostituito dal chitarrista Benjamin Garson e Julien Pontvianne resta l’unico sassofonista del quintetto. In Travelers figurava, invece, Antonin-Tri Hoang a dargli man forte.
Tutte le composizioni di “A Tree in the Mist” sono firmate dal band leader, che rivela un tipo di scrittura personale e un modo ampio e articolato di intendere la musica. Nel cd si ascolta un jazz fortemente aggrappato all’attualità. Si riconoscono, infatti, le influenze del rock, dell’elettronica, della musica ambient, nella proposta. In un brano, “Tosh”, inoltre,si può discernere qualche traccia di free-funk piuttosto tempestoso. Insomma lo spettro espressivo è esteso, ma il musicista pugliese riesce a miscelare i vari ingredienti con una certa proprietà di approccio alla materia. Nel disco, poi, il bassista utilizza soltanto lo strumento elettrico, forse per dare più corpo ed energia alla musica. D’altra parte Bortone punta tanto sull’aspetto timbrico, connotato dalla componente elettronica, a cui provvedono i dialoghi turbolenti fra il fender Rhodes o il Synth di Lestra e la chitarra sovente in distorsione di Garson. Su un sottofondo segnato dai colpi secchi e ripetitivi del basso elettrico e sul contrappunto spesso di tastiere e chitarra, si inserisce la voce tersa, quasi dolente, del sax di Pontvianne, che esplicita un fraseggio semplice, fatto di poche note ripetute, in grado, comunque, di dischiudere scenari inquieti, di colore opaco, al discorso complessivo. Il batterista Ariel Tessier, da parte sua, procede in controtempo, più che marcare il tempo lo anticipa, lo ritarda o lo avvolge.
Matteo Bortone vive da anni in Francia, dove ha avuto modo di condividere fruttuose esperienze con artisti della sua generazione di pari valore e curiosità. “A tree in the Mist” testimonia che questo genere di scelta paga, poiché può servire a scrollarsi di dosso un qualche tipo di provincialismo, diffuso in chi non esce mai dal proprio buco. Uscire fuori dai confini territoriali giova, probabilmente, perciò, a favorire la realizzazione di opere “No Land’s”, senza punti di riferimento geografici precisi, e , quindi, aperte al mondo intero.